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BIO ON, PER EX VERTICI ORA L’ACCUSA E’ DI BANCAROTTA

Cambiano i capi di imputazione nella vicenda del fallimento della Bio On, azienda di bioplastiche con sede a Castel San Pietro Terme, nel bolognese, fallita dopo le indagini innescate da un attacco del fondo americano Quintessential due anni fa. L’accusa in concorso per gli ex vertici della società è ora di bancarotta impropria.

È l’esito dell’udienza preliminare che si è tenuta a Bologna: per quanto riguarda le richieste di costituzione di parte civile, invece, è tutto rinviato alla nuova udienza del 17 gennaio. In tutto sono 10 gli imputati: tra loro Marco Astorri, fondatore ed ex presidente Bio-On, Guido Cicognani, ex socio e vicepresidente, e Gianfranco Capodaglio, ex presidente del Collegio sindacale.

Davanti al gup Domenico Panza, nell’aula bunker del carcere della Dozza, è stato recepito un legittimo impedimento di Astorri, inoltrato dai suoi legali, e quindi è scattato il rinvio dei lavori all’anno nuovo per quanto riguarda le parti civili: un migliaio le persone che hanno fatto richiesta danni, comprese diversi personalità locali più o meno note.

Ma la novità principale sta proprio nell’iniziativa presa dal procuratore aggiunto Francesco Caleca e dal sostituto procuratore Michele Martorelli: insieme hanno presentato un verbale di modifica di imputazione, di 11 pagine, dove si ricostruiscono le fasi salienti della vicenda Bio-On dal 2015 al 2018. Per gli imputati, dunque, i magistrati hanno trasformato l’ipotesi di false comunicazioni sociali in bancarotta impropria.

L’inchiesta su Bio-On esplose nell’ottobre del 2019, quando scattarono alcune misure cautelari e sequestri a seguito degli accertamenti della Guardia di Finanza sulla società.

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