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COVID-19: MARCHE OLTRE SOGLIA IN TERAPIE INTENSIVE

Grande attesa per i dati della cabina di regia del ministero della salute per conoscere i dati di monitoraggio sull’andamento della pandemia da Covid-19. Lungo la penisola, l’indice Rt ha toccato l’1,23, due decimali sopra il livello di 7 giorni fa; mentre rimane netta la crescita dell’incidenza che da 98 casi per centomila abitanti ora è a 125.

Dopo che l’Ecdc, l’ente europeo di controllo delle malattie, ha colorato di rosso (anche scuro, vedi Veneto e Marche) il centro-nord-est italiano, i numeri alla mano confermano anche alle nostre latitudini che il numero di contagiati sta crescendo, così come la pressione sugli ospedali.

Al momento solo il Veneto è a rischio alto, le altre regioni rimangono a livello moderato. Ma con delle differenze: le Marche infatti, insieme al Friuli Venezia Giulia, registrano questa settimana valori sopra la soglia di allerta fissata al 10% per l’occupazione dei posti letto per Covid in terapia intensiva: la regione del Picchio ha un valore di occupazione pari all’11%.

Per quanto riguarda invece il tasso di saturazione nei reparti di area medica, la soglia di allerta è fissata al 15%, il livello nelle Marche resta sotto controllo, registrano valori superiori il Friuli e la PA di Bolzano. Le difficoltà per gli ospedali ci sono e non solo in termini organizzativi: questa mattina il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha rilanciato la richiesta di maggiori risorse per far fronte ai costi sanitari della pandemia. “Avevamo chiesto 1,1 miliardi di euro per le spese reali che ogni Regione mette in campo.

Pare ci vengano riconosciuti solo 600 milioni di euro”, l’accusa del governatore che mette in cima anche i costi in capo alle Regioni per fare le terze dosi.

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