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COVID-19, VACCINO JOHNSON&JOHNSON: OK A NUOVA DOSE

Sono 105mila gli emiliano-romagnoli interessati, oltre 28mila e 500 invece nelle Marche: è l’esercito di coloro che sono stati vaccinati con il siero Johnson&Johnson.

Per loro da ieri l’Aifa (l’autorità italiana del farmaco) ha in serbo una novità: dovranno fare un richiamo, rispetto alla monodose inoculata.

Tecnicamente si tratta di una seconda dose supplementare booster, cioè per mantenere la risposta immunitaria contro il Covid-19: andrà fatta a sei mesi dalla prima – e unica – dose.

Tenendo conto che le prime iniezioni di siero sono partite in aprile, la nuova somministrazione dovrebbe iniziare già in questi giorni.

Le regioni si stanno attrezzando, le indicazioni che arrivano dal Ministero della Salute sono quelle di dedicare un canale a parte alle persone interessate (trasversali per fascia d’età), perché il tema è proprio quello della diminuzione della capacità di contrastare il Sars-Cov2 per chi ha fatto il vaccino americano.

Il ministero dà un’ulteriore linea di indirizzo che riguarda il preparato da utilizzare: come sta succedendo per le terze dosi, si andrà per sieri m-Rna (quindi Pfizer e Moderna), rispetto alla strategia a vettore virale alla base del Johnson&Johnson.

Nessuna preoccupazione, ha chiarito questa mattina il viceministro alla salute Sileri: la dose richiamo è consigliabile perché, a fronte delle forme più gravi di Covid, la risposta immunitaria tende ad abbassarsi.

La protezione rimane però garantita, conclude.

In realtà uno studio definitivo sul declino di efficacia ancora non è stato pubblicato, ma dai dati preliminari in circolazione nella comunità scientifica emerge la necessità di immunizzare nuovamente chi ha ricevuto il monodose dell’azienda Janssen.

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