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INFANZIA, SAVE THE CHILDREN: EFFETTI DEL COVID ANCHE IN E-R

Disuguaglianze economiche e sociali che la pandemia ha reso più ampie, anche in Emilia-Romagna. E’ un quadro a tinte fosche quello tracciato nella XII edizione dell’Atlante dell’Infanzia di Save the Children: tanto che la onlus parla di infanzia “a rischio estinzione”.

Da Piacenza a Rimini il 16% dei minori (oltre un bambino su 10) vive in povertà relativa, solo poco più di un bambino su 4 ha accesso agli asili nido.

Ci sono poi diseguaglianze tra le diverse province, come dimostrato dall’accesso a mensa e tempo pieno. Le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia.

In Emilia-Romagna, solo poco più di un bambino su 4 usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia, un dato comunque al di sopra della media nazionale.

La spesa media pro capite (per ogni bambino sotto i 3 anni) dei Comuni della regione per la prima infanzia è di 1932 euro ciascuno, un dato elevato rispetto alla media italiana. Crescendo, passando alle scuole elementari, la situazione dei bambini emiliano-romagnoli continua a essere migliore, ma con molte disparità territoriali guardando al tempo pieno: Rimini si ferma al 24% dei bimbi che ne usufruiscono, Forlì-Cesena al 27%.

Poi si sale, in cima ci sono Bologna (60,8%) e Modena (74,5%). Anche per le mense scolastiche, le disparità si notano. Tranne Reggio Emilia e Rimini, le altre province sono quasi tutte al di sopra della media nazionale del 56%. Gli effetti del lockdown causato dal Covid si vedono nella dispersione scolastica: i ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione sono il 9,3% e i NEET – giovani tra i 15 e i 29 anni in questa condizione – raggiungono la percentuale del 16%. In entrambi i casi si tratta di numeri inferiori alla media nazionale e non molto lontani da quelli europei.

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