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MODENA: MORTI AL SANT’ANNA, SPUNTA UN ESPOSTO

Violenze, soprusi, morti sospette: quanto hanno mostrato in giro per l’Italia gli accadimenti all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere getta un ombra pure dentro il Sant’Anna di Modena. L’istituto penitenziario è al centro di una battaglia giudiziaria intorno ai decessi di 8 detenuti, avvenuti nel marzo 2020, all’indomani della rivolta scatenata contro le restrizioni alle visite dei familiari, una misura di contenimento del contagio da Covid-19.

Una vicenda terminata con l’archiviazione del fascicolo d’indagine, per un nono decesso si sta ancora indagando ad Ascoli Piceno: quelle morti furono causate dai un mix di medicinali dei quali i detenuti si impossessarono dopo l’assalto alla farmacia del carcere, questa la tesi della procura modenese, sposata dal Gip. Caso chiuso? Non proprio.

Se da un lato Associazione Antigone e familiari dei detenuti stanno pensando di ricorrere alla Corte europei dei diritti dell’uomo, l’onda mediatica di quanto accaduto nell’istituto di pena campano ha acceso molti riflettori.

Si è quindi appreso che i magistrati di Modena hanno in mano altri esposti su episodi avvenuti nel penitenziario cittadino: ci sarebbe un fascicolo aperto contro ignoti per il reato di tortura, in conseguenza di quanto rivelato da un detenuto proprio sulla giornata dell’8 marzo 2020, il giorno della rivolta al Sant’Anna.

L’uomo sarebbe stato sottoposto a un pestaggio, da parte di personale della polizia penitenziaria, e avrebbe visto volare botte anche contro altri carcerati. Un esposto depositato a febbraio, un procedimento nella fase delle indagini preliminari: si è limitato a riferire il difensore, l’avvocato Luca Sebastiani, già legale rappresentante della famiglia di Hafed Chouchane, uno dei 8 deceduti.

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