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REGGIO EMILIA, SAMAN: SI FERMANO LE RICERCHE

Stop alle ricerche, ma non alle indagini: per venire a capo della scomparsa di Saman Abass gli investigatori hanno deciso di puntare tutto, per ora, sulla caccia ai familiari indagati – e latitanti – sparsi tra l’Europa e il Pakistan, sui quali pendono mandati di polizia internazionali. Dopo 67 giorni di ricerche nella bassa reggiana, a Novellara, sono state sospese le operazioni di ritrovamento della 18enne scomparsa (si teme uccisa) dopo aver posto il suo rifiuto alle nozze combinate dai genitori.

In più di due mesi sono stati impiegati 500 carabinieri, diversi cani speciali, vigili del fuoco e polizia provinciale. Sono stati inoltre utilizzati geo-scanner, elettromagnetometri, droni e sono state fatte analisi delle informazioni satellitari e delle telecamere. La ragazza, sparita senza lasciare tracce dalla notte del 30 aprile, è stata finora cercata senza esito. Si è deciso dunque di interrompere il dispendioso lavoro sul campo, per proseguire il lavoro di indagine sui familiari.

Per l’omicidio sono infatti indagati i due genitori, partiti per il Pakistan il primo maggio. Poi lo zio, considerato l’esecutore materiale, e un cugino, entrambi ricercati in Europa. L’unico arrestato al momento è un altro cugino, Ikram Ijaz, fermato in Francia e attualmente in carcere.

Interrogato, ha detto di essere estraneo alla sparizione della giovane parente, ma gli investigatori non gli credono e sabato scorso anche il tribunale del Riesame ha confermato per lui la custodia cautelare. Tra gli elementi che portano gli investigatori a pensare che Saman sia stata uccisa, ci sono le dichiarazioni del fratello minorenne, in una comunità protetta, che ha accusato lo zio del delitto. Presto sarà acquisita un’altra testimonianza, quella del giovane fidanzato connazionale di Saman, che ha denunciato di aver subito minacce dai familiari di lei.

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